La vitamina D nel Parkinson

Immagine vitamina DAl convegno internazionale di Hong Kong sulla malattia di Parkinson, svoltosi nel mese di ottobre 2018, sono stati presentati i risultati preliminari di uno studio osservazionale sulla vitamina D. L’obiettivo era verificare se esiste una correlazione tra la carenza di questa vitamina e le funzioni cognitive misurate tramite test neuropsicologici.
I dati sono stati raccolti da 120 pazienti, con diagnosi di malattia di Parkinson, aventi più di 60 anni e non in terapia con integratori di calcio. L’età in media era di 71 anni e l’indice di massa corporea medio era di 26,6. Il tempo intercorso dalla diagnosi era mediamente quasi 11 anni.
Quasi tutte (93%) le persone con Parkinson non raggiungevano i livelli ottimali di vitamina D (32 ng/ml). Circa il 43% presentava una lieve deficienza definita con valore compreso tra i 10 e i 20 ng/ml. Un altro 17% del campione aveva un valore di vitamina D inferiore a 10 ng/ml, cioè una carenza di grado elevato. I riscontri acquisiti denotano che i valori di vitamina D sono tanto più bassi quanto più lunga è la durata la malattia. Si è notata anche una correlazione diretta con il punteggio sulla scala MMSE relativo alle funzioni mentali: tanto più bassi sono i valori di vitamina D quanto più compromesse sono le funzioni cognitive. Per approfondire: https://www.parkinson.it/dietetica/deficienza-di-vitamina-d-correlata-a-compromissione-intellettuale.html

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