Più tosto degli altri

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Truemotions One

19 (37)Amadou aveva vent’anni
e amava il padre delle acque.
Il padre fiume, materia e luce,
vaso di pesci buoni da mangiare.
Il silenzio delle notti d’Africa,
rumoroso silenzio colmo di vita,
scortava il moto della luna.
L’aria vibrava d’urla di scimmie,
e a sud una leonessa ruggiva.
Gli sciacalli ululavano
a ricordare che noi passiamo,
mentre il mondo resta
e rimane l’acqua, il fiume,
e i pesci e le antilopi.
D’estate i grilli cantavano,
riempivano l’aria gli insetti.
Vagavano cani stremati,
in riva gli uccelli pescatori

19 (72)miravano placide onde d’acqua,
piccole eterne increspature
della vita, dell’eternità minore.
Amadou aveva un nonno,
un vecchio nonno sdentato;
cantava sommesso e stonato
le più belle storie del Senegal.

Tante storie di regni, di segreti,
racconti di leoni e di gazzelle.

19 (39)Amadou sapeva: erano storie,
racconti creati; l’elefante bianco,
la nera regina di Timbouctou.
Capiva che, dopo il nonno,
le storie sarebbero finite;
e qualcuno avrebbe cantato
delle discariche di Dakar,
di antenne spezzate, di radio rotte,
delle spiagge coperte di tv.
Alla luce della luna leggeva,
divorava racconti di terre lontane,
Molière, Camus, Balzac.
Parevano i canti del nonno,
memorie del tempo passato.
Decise Amadou, pensò e decise;
era più tosto degli altri.
Sapeva: gli schiavi in Libia,
i barconi ricolmi di speranza
e gli abissi del mare mai visto.
Ma lui era più tosto degli altri.

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