Quando il suono è poesia

Libera traduzione di “Kashmir”, brano dei Led ZeppelinForse il testo più bello per i malati di Parkinson! Sicuramente il più vicino… a certe sensazioni… che solo noi proviamo.

Oh lascia che il sole sbatta sul mio viso
le stelle per riempire il mio sogno.
Sono un viaggiatore nel tempo e nello spazio
per tornare dove sono stato.

Per sedersi con gli anziani di una razza gentile
che non ha visto quasi mai questo mondo,
parlando di quando sedranno e aspetteranno
e tutto sarà rivelato.

Discorsi e canzoni con una lingua graziosa e vivace
i cui suoni accarezzano il mio orecchio,
ma non potrei narrare di una sola parola sentita
anche se la storia era chiara.

Oh, ho volato … mamma, non si può negare.
Ho volato, non si può negare, negare… Negare!

Tutto ciò che vedo si colora di bruno
e intanto il sole brucia la terra,
i miei occhi si riempiono di sabbia
quando scruto questa landa desolata,
cercando di scoprire…
cercando di scoprire dove sono stato.

Oh pilota della tempesta che non lascia tracce
come i pensieri dentro ad un sogno,
osserva il percorso che mi ha portato qui,
giallo torrente inaridito,
il mio Shangri-La sotto la luna estiva.

Ritornerò!
Sicuro come la polvere che fluttua alta a giugno,
mentre si sposta attraverso il Kashmir.

Oh padre dei quattro venti, gonfia le mie vele
attraverso il mare degli anni.
Senza provviste ma a viso aperto,
lungo gli stretti varchi della paura.

Quando sono sulla… quando sono sulla mia strada,
quando vedo… quando vedo la strada, dove sei tu…

Oh sì, quando sono demoralizzato,
Oh sì, quando sono demoralizzato… così demoralizzato…
Oh ragazza mia, lascia che ti ci porti…

Lascia che ti ci porti…
Lascia che ti ci porti…

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