Poesia e Parkinson

19Da circa tre anni a Rovigo si è costituita l’Associazione Amici del Parkinson e questo per grande merito della Dottoressa Libera Santato, che subito mi ha cooptato per cercare di portare “il verbo” dell’Associazione in varie comunità, ovvero in vari comuni del Polesine e anche fuori Provincia. Come ho sempre detto alla Dottoressa Santato non si può dire di no e pertanto eccomi ancora una volta qui a Rovigo a parlare brevemente di Malattia di Parkinson, ma questo volta ne vorrei parlare in modo diverso diciamo pure “leggendo e copiando”. Il partecipare a questa Associazione mi ha portato ad approcciarmi diversamente rispetto alla Malattia, che prima vedevo e interpretavo  da quell’altra parte, quella con il camice bianco,  essenzialmente come Malattia e che ora invece , vedo e anche vivo dalla parte dell’ammalato, di colui che soffre e che aspetta da me, dopo la doccia fredda della diagnosi asettica, un corretto comportamento anche positivo e di speranza.

Ogni volta che sono stato invitato a parlare della Malattia iniziavo la mia relazione leggendo uno scritto, una poesia, di una nostra suo malgrado “Socia”, Daniela Zampirollo, che recita: “La Malattia di Parkinson toglie la libertà di correre su e giù per i prati. Libertà di scrivere fino a sentire la mano a pezzi. Libertà di decidere se dormire o svegliarmi. Libertà di leggere fino al mattino. Libertà di scegliere cosa fare… dove andare. Libertà di attraversare di corsa una strada. Libertà di saltare di fare una capriola. Libertà che io ormai non ho più“. E poi innescavo tutto un susseguirsi di sintomi specifici, di patogenesi, terapia e altro. Questa volta invece questa lettura, che ho recentemente rifatto, mi ha fatto tornare alla mente un articolo scritto su un giornale, diciamo divulgativo, ovvero Focus, con titolo: “Lo strano caso del morbo che fa diventare artisti”. Parlava della Malattia di Parkinson accennando al fatto che “provoca in molti pazienti un’improvvisa esplosione di creatività”, accennando a pittori, scultori e poeti, ma poi nello scorrere dell’articolo si capiva che più della patologia invero poteva l’assunzione di farmaci specifici dopaminergici. Ma conoscendo la Signora Daniela, che, oltre a scrivere, dipinge pure, mi sono incuriosito, soprattutto da un punto di vista letterario.

Se si va su Google e si digita “Poesia e Parkinson” escono oltre 250mila segnalazioni. Ovviamente non le ho guardate tutte, tra l’altro varie devo dire riguardano Rovigo e la sua associazione e pure altre varie  la nostra poetessa/pittrice locale, Daniela. E ho subito  pensato ad un altro suo scritto: “Penso che la cosa più bella che mi ha dato il Signor Parkinson sia proprio questa: mi ha dato questa grande opportunità di offrire a chi ne ha bisogno questo mio dono… questa mia capacità. Vedi, caro il mio Signor Parkinson? Fin che riuscirò a scrivere, tu non potrai avere la meglio su di me. Potrai impossessarti del mio corpo, potrai far tuoi i miei movimenti, potrai togliermi la gioia di vivere, ma se anche una sola mia parola potrà aiutare ancora una persona ad uscire dal tunnel della disperazione… allora vorrà dire che ho vinto io“. Poi ho riletto la “Lettera aperta a Mister Parkinson” del Poeta Bruno Lauzi, scritta con il peggiorare della sintomatologia, ove tra l’altro si legge: “Ma ora Lei sta esagerando… Lei approfitta di ogni rilassatezza, dell’abbassamento della guardia nella battaglia quotidiana” e salutava  scrivendo “Mi stia male Signor Parkinson e a non rivederLa”.

Ho notato che molti scrittori di questa  comunità letteraria si rifanno al Signor, a Mister Parkinson. Certe lettere non sono nemmeno da leggersi in una riunione come questa, essendo anche ricche di invettive marcatamente oscene, che però obiettivamente quando ci stanno… ci stanno  e  pertanto leggo lo stesso in parte questo scritto con titolo: “Quando il corpo divorzia dal cervello”, che ritengo una delle più belle e poetiche e veritiere  descrizione dalla malattia: “No Signor Parkinson: non mi fai paura; sei tu che dovrai temermi!  Chiunque si è intromesso sulla mia strada ne è uscito con le ossa rotte, e tu non farai eccezione! Signor Parkinson non sono il tipo d’uomo che si piange addosso, non lo sono mai stato e non comincerò ora perché tu ti sei appropriato di una parte di me. Io sono l’opposto e lotterò fino a riprendermi ogni centimetro del mio corpo. Ti ricaccerò all’inferno da cui sei venuto e ci andrai di malavoglia perché stando con me imparerai quanto sia bello far poesia, ascoltare musica classica, viaggiare, parlare di politica ai giovani, che sono le nostre speranze per il futuro. E quanto sia bello fare all’amore. Conoscerai tutte le persone splendide che mi attorniano. No Signor Parkinson: non hai scampo. Non ti ho chiamato io, ma tu mi hai voluto sfidare e ora ci devi stare e alle mie regole. Ti stai rendendo conto che con me non puoi farcela! Vinco io, Parkinson! Fottiti!!”. Ecco questo è il messaggio che oggi vorrei dare e vorrei ardentemente fosse ricevuto e inteso: mai lasciarsi andare, avere sempre speranze, non ritenersi mai vinti: e questa che non è una scaramuccia ma una battaglia, una vera guerra, la si può vincere solo alleandosi.

Ed ecco l’importanza della famiglia, degli amici, delle istituzioni pubbliche (molto assenti!) e non per ultima dell’associazione, cui anch’io mi onoro di appartenere. Guardandomi poi in giro ho notato lo stesso modo di procedere in altre lingue, nominando Monsieur Parkinson: “Alors je veux lutter, je veux me révolter / car la vie m’a blessé / Mais en me revoltant, j’ai fai boullir mon sang / Elle s’est embusquée, elle m’a provoqué / alor j’ai juré de vouloir la briser”. Oppure  come scrive il Soprano Magdaleine Mesplé nel suo libro intitolato “Oui, etre hereux malgré la Maladie de Parkinson, est possible”. Oppure l’altro che scrive “La vie continue mais diminuée”. Ho trovato anche scritti dedicati a Herr Parkinson e altri a Senor Parkinson, chiamato anche “ Mi amigo Parkinson”  in un sito Argentino. Ne ricavo che la malattia unisce anche nel sentimento poetico! Non è più la Malattia di Parkinson il principale attore, il capocomico della compagnia, ma lo diviene automaticamente in un crescendo rossiniano la persona affetta da questa Malattia: è lei che tenta e vuole gestirla, non permette e non vuole più essere oggetto, ma ormai è capace , vuole e sa diventare soggetto che gestisce l’anomala situazione.

Recentemente in quel di Pordenone  vi è stato un premio letterario di poesia  aperto a tutti coloro che presentano tale Malattia, con un riscontro notevolissimo di partecipazione e ottimo livello, terapia dopaminergica più o meno presente o a dosi più o meno elevate. Se vi saranno altri premi letterari mirati, invito tutti a partecipare: più coesi, troppo inflazionato questo termine, diciamo più uniti che siete, che siamo più ce la potremo fare tutti assieme aiutandoci. Scrive in effetti altra poetessa spagnola, anch’essa con Malattia di Parkinson da oltre 15 anni e in terapia, Carmen Caniero: “Il messaggio per me è molto chiaro e semplice: non chiudersi in casa ma mantenere sempre una attività qualunque essa sia, perché altrimenti vengono a galla solamente pensieri tristi e negativi. Bisogna sapere che se sei solo farai molta, troppa fatica a uscirne, se sei accompagnata da molte altre persone che presentano la tua stessa sintomatologia, sarà più semplice uscirne rapidamente: serà màs facil salir adelante”. Einstein scriveva: “Non penso mai al futuro, tanto arriva comunque”, pertanto diamoci dentro nel nostro presente!

                                                                                                                    Eraldo  Barcaro

 

Questa voce è stata pubblicata in Colonna A e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.