La qualità della vita

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Pubblichiamo di seguito l’intervento del nutrizionista Fabrizio Angelini al convegno “Sostegno e cure non farmacologiche nella malattia di Parkinson” – Rovigo, 29 novembre 2014.

Alimentazione e Dieta Chetogenica per i Pazienti Parkinsoniani

La premessa iniziale è che il cibo è uno degli aspetti più importanti nel determinare la Qualità della Vita e pertanto interessa ad ogni ognuno di noi, indipendentemente dal nostro status di salute.

Il Cibo è Importante in quanto racchiude in sé il BISOGNO di Nutrimento per il mantenimento in efficienza ed in attività della Macchina Umana: alimentarsi significa infatti l’assunzione da parte di un organismo vivente delle sostanze indispensabili alle sue funzioni vitali ed operative.

Il Cibo è Importante perché racchiude in sé il DESIDERIO di apprezzare il gusto, gli odori ed i sapori rendendo piacevole l’atto del mangiare.

Sono i Piaceri della Vita i quali sono un diritto di tutti.

D’altronde la nostra esperienza materiale vive delle percezioni dei 5 sensi, attraverso i quali attiviamo il contatto con il mondo esterno al proprio Se e tre di questi sensi sono coinvolti e coinvolgono ogni persona nel rapporto con la nutrizione.

Il Cosa Mangiare, Il Come Mangiare, Il Quando, così come Il Quanto ed Il Perché Mangiare secondo determinati criteri costituiscono la Dieta, ovvero lo Stile di Vita complessivo ad essi conseguente.

Ed al riguardo ritengo più giusto parlare di Diete Dedicate piuttosto che di Diete Speciali e/o Particolari, poiché non c’è nulla di più negativo del fatto di ghettizzare l’alimentazione.

Poi dopo i 45 anni, dato medio statistico, il nostro corpo rallenta modificandole le sue funzioni vitali e diminuisce il Metabolismo basale. Sarebbe conseguentemente necessario adeguare alle nuove esigenze metaboliche il proprio stile di vita, la propria dieta.

Ed il rapporto con una Buona Prassi Alimentare è ormai necessario non solo per motivi metabolici indistintamente a tutti noi, ma anche perchè il Mondo nel quale viviamo è sempre più innaturale e sintetico quanto sedentario rispetto al passato per via delle crescenti comodità le quali modificando le prestazioni “Meccaniche” del nostro Corpo ne riducono l’attività, presupponendo una certa attenzione verso il cibo che ingeriamo.

Qualità della vita

Nell’ambito specifico della Malattia di Parkinson la Dieta diventa una vera e propria Terapia Nutrizionale al fine di garantire:

  • Un Buon Stato di Salute Generale;
  • Il Miglioramento dell’Assorbimento della Terapia Farmacologica;
  • Il Sostegno per un’adeguata Terapia Riabilitativa.

Visti da un’altra angolazione, la Terapia Nutrizionale deve essere attuata in particolare per contribuire a ridurre il più possibile i problemi collegati:

  • All’Assorbimento della Terapia Farmacologica;
  • All’Assorbimento dei Cibi;
  • All’interazione fra l’Assorbimento dei cibi e l’Assorbimento della Terapia Farmacologica.

Ad esempio Studi Medici ci avvisano che gli Amminoacidi Neutri si mettono in contrasto con la L-Dopa e che pertanto il regime dietetico acquisisce rilevanza importante in particolare per quanto concerne le quantità di proteine assunte.

Il nostro ambito d’azione al riguardo, mi riferisco a R&D del Marketing Agro-Alimentare, si colloca nell’ambito della preparazione Extra Orale. Per dirla in modo più famigliare: ci occupiamo di “Cosa Mettere nel Piatto”.

Il nostro compito è quello di soddisfare le esigenze alimentari complessive del Malato di Parkinson:

“L’Acquolina in Bocca” ed “Anche l’occhio vuole la sua parte” sono due enfatizzazioni dietro alle quali proporre Alimenti idonei, nella Forma e nella Sostanza, alla soddisfazione dei Bisogni e dei Desideri in ambito Nutrizionale.

Al momento attuale la Dieta per malati di Parkinson è una forma di Dieta Dissociata in quanto è prevista l’assunzione dei Carboidrati a Pranzo e delle Proteine a Cena separatamente fra di loro. Importante poi è la considerazione che il format di tale Dieta si impernia su una importante assunzione di carboidrati finalizzati all’aumento di INSULINA riducente la quantità di Amminoacidi in circolo e pertanto favorendo il trasporto della L-Dopa a livello cerebrale.

La Dieta tipo Chetonica/Chetogenica

A livello dietetico poi si evidenzia attualmente un forte interesse alla Dieta Chetogenica o Chetogena la quale si caratterizza per una filosofia nutrizionale opposta e quasi antagonista alla Dieta Corrente attuale.

Alcuni ricercatori affermano che la Dieta Chetogenica, imitando lo stato di digiuno del corpo, mette il fegato in condizioni di convertire gli acidi grassi in Chetoni sostituendo il “Metabolismo del Glucosio” con il “Metabolismo dei Corpi Chetonici”. I Chetoni hanno la funzione di servire come combustibile l’energia al cervello in alternativa al Glucosio. Studi condotti da diversi ricercatori e fra i quali gli scienziati del Gladstone Instituties dimostrano che questa dieta aiuta a contrastare il processo di Invecchiamento.

In sintesi la Dieta Chetogenica o Chetogena si basa sul presupposto che un’alimentazione ricca in Lipidi, misurata quantità di Proteine e povera di Carboidrati mantenga costante il livello di Insulina, permettendo così di evitare l’accumulo nei depositi adiposi e di favorirne l’utilizzo dei medesimi a scopo energetico. Non solo, la sostituzione del metabolismo Glucosio-Centrico con quello Cheto-Centrico modificherebbe positivamente le condizioni delle cellule cerebrali sia in riferimento alla Senilità che soprattutto in riferimento alle Malattie Neurologiche. Portando il Glucosio sotto i livelli raccomandati il corpo è costretto ad attingere energia dai Lipidi contribuendo così anche al controllo del Peso Corporeo.

In particolare gli scienziati hanno concentrato le loro ricerche sul corpo chetonico Beta-OHB, la principale fonte di energia dell’organismo durante l’esercizio fisico o durante il digiuno il quale, combattendo lo Stress Ossidativo, protegge le cellule dall’Invecchiamento in special riguardo quelle cerebrali.

La Dieta Alimentare permette allora di ridurre i Radicali Liberi presenti all’interno del nostro organismo e l’aumento quantitativo di Beta-OHB aiuterebbe a prevenire i danni procurati da tale tipo di stress anche in ambito neurologico.

Studiata nel 1922 negli USA ai fini di contrastare l’Epilessia in età Pediatrica la Dieta Chetogena sembra aver dimostrato efficacia nel trattamento di patologie quali appunto l’Epilessia, il Morbo di Alzheimer, il Morbo di Parkinson, la Sclerosi Laterale Amiotrofica, l’Obesità, il Diabete tipo 1 e tipo 2, i Dolori ed i Processi Infiammatori in generale. Nello specifico, utilizzata nei pazienti con Morbo di Parkinson sembra abbia provocato miglioramenti nell’Equilibrio, nei Tremori e nell’Umore,

Questa Dieta promuove il consumo di alcuni tipi di Grassi quali gli Omega 3 ed Omega 6 del Pesce, i Grassi della Carne, delle Uova, dei Formaggi, della Frutta Secca, dell’Olio d’Oliva e di Cocco, il tutto a spese degli Zuccheri Semplici e Complessi.

Ribadisco che tale orientamento dietetico contrasta ad esempio con le indicazioni riportare sul sito di Parkinson Italia nella comunicazione di lunedì 1 Settembre 2014 a firma Martinelli e Valenzi, Dietiste.

Le Autrici del testo indicano infatti, e per contro, la necessità di un apporto elevato di Carboidrati i quali aumentano la secrezione di Insulina la quale a sua volta riduce la quantità di Amminoacidi circolanti e favorendo di conseguenza l’assorbimento della L-Dopa a livello Cerebrale, come precedentemente riportato.

Gli Alimenti permessi secondo le indicazioni dello studio Martinelli/Valenzi sono:

  • Cereali e loro derivati con Pane e Pasta possibilmente Integrali;
  • Legumi;
  • Verdure;
  • Ortaggi;
  • Frutta Fresca;
  • Carni Bianche;
  • Pesce;
  • Uova;
  • Olio d’Oliva e di Semi di Girasole.

Due visioni contrapposte dunque sulle quali ritengo interessante produrre nuova ricerca in particolare sull’incidenza potenziale della Dieta tipo Chetogena in ambito Malattia di Parkinson e l’interazione della medesima dieta con le terapie farmacologiche relative.

L’importanza dell’Alimentazione in ambito Parkinson e soprattutto della Qualità degli Alimenti ingeriti viene poi definita anche in un articolo comparso il 28 Maggio 2013 su La Stampa:

“Il pericolo pesticidi è sempre attuale e potrebbe essere collegato al rischio di malattia di Parkinson”.

La revisione di una ricerca tutta italiana pubblicata su Neurology, la rivista medica dell’American Academy of Neurology, ha mostrato che una ripetuta esposizione a tali sostanze tossiche ha aumentato il rischio di sviluppare la Malattia di Parkinson dal 33 sino all’80% dei casi. In diversi studi collegati l’esposizione a determinati pesticidi è stata associata al doppio di rischio di sviluppare la malattia”.

Allora oltre all’esortazione di cui poc’anzi si potrebbe ipotizzare l’attenzione verso  una sorta di Certificazione Volontaria di Prodotti Alimentari idonei per le Patologie Neurologiche sulla falsa riga di quanto sta avvenendo per la Celiachia ed in misura minore per il Diabete.

Poi, una volta evidenziato il lavoro possibile in fase alimentare dobbiamo fare i conti con le difficoltà ad assumere i cibi: le Fragilità Alimentari indotte dalle Malattie Neurologiche.

Il Malato di Parkinson infatti associa diffusamente l’Alterazione della Capacità di traferire il cibo dalla Bocca allo Stomaco: la Disfagia.

Sappiamo che i problemi conseguenti sono da un lato relativi a possibilità di Malnutrizione mentre dall’altro lato implicano il pericolo dell’Ab Ingestis, del respirare il Cibo.

Le Caratteristiche sostanziali del cibo non cambiano rispetto alle riflessioni proposte in precedenza, mentre cambia la forma di somministrazione usualmente nota a tutti.

Come affermato, anche in caso di Fragilità Alimentare, anzi a maggior ragione in tale eventualità, diventano fondamentali i due concetti relativi alla Affidabilità Gastronomica ed alla Appetibilità Gastronomica al fine di rendere positivo l’atto del nutrirsi.

Unendo insieme le evidenze relative alle caratteristiche della Dieta da attuare con le esigenze Disfasiche possiamo riscrivere una sorta di paradigma relativo al Consumo Domestico:

Nelle Diete per normalità masticatoria sarebbe interessante disporre di alimenti “Ready to Eat” evitando così l’uso di attrezzi da taglio e similari, nonché per la loro facilità di preparazione e d’uso.

Nella dieta in ambito disfasico invece sarebbe interessante proporre il consumo domestico di prodotti disidratati, di fatto semi-pronti, da rinvenire in acqua. Ulteriore possibilità sarebbe quella di poter disporre di prodotti per Fragilità Alimentari invece già pronti al consumo in quanto surgelati pronti  al fine di evitare, o di contenere, l’utilizzo di conservanti.

In entrambi i casi un plus ulteriormente necessario sarebbe il confezionamento dei medesimi con soluzioni Open Easy.

E’ un’attenzione importante poiché il progressivo aumento dell’età media della popolazione e il contemporaneo incremento d’altra parte di soggetti affetti da patologie neurologiche inducono a considerare la valenza del potenziale bacino d’utenza che solo con riferimento alle malattie degenerative di origina cerebrale oggi consta di almeno 1.300.000 persone alle quali è un dovere assicurare quella Qualità di Vita nella quale la componente nutrizionale assume una rilevante importanza.

Rovigo, 29 Novembre 2014

Fabrizio Angelini  cibofino@gmail.com ● 335-6487324

 

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