Primi passi

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Sono entrata dove non sapevo. A chi mi chiede come mi sento rispondo:” In transito”. A chi mi chiede come vedo la mia malattia dico: “Le azioni rincorrono i pensieri”. Cerco il filo che mi porti a casa ma non riconosco la casa. Il mio modo di sentire gli affetti non è cambiato ma sento di non poterli più collocare dentro la stessa casa. Casa e corpo credo coincidano. E’ una casa che conosco ma è tutta in disordine perché qualche burlone deve avermi spostato i mobili. Ogni giorno la stessa storia e poi viene il bello quando cerco di rimettere la mobilia come piace a me, perché scopro che le cose sono stranamente troppo pesanti e sembrano quasi incollate al pavimento. Mi rassegno e comincio ad organizzare le mie care abitudini con i nuovi spazi e di nuovo trovo tutto sottosopra, almeno secondo la mia memoria. Con santissima pazienza ricomincio ad orientarmi e ricolloco la sottoscritta ignara che il giochino continuerà.

Mi chiedo: “Ma è poi così necessario rimettere tutto a posto? Chi dice che le mie gambe, le mie braccia e le mie orecchie non vadano bene anche così? Sono come una disciplina che educa se stessa. Credo che qualcuno mi abbia risposto ma dentro qualcosa mi allontana dall’udire.

Sento che devo capire ma non capisco, che devo camminare e lo faccio lentamente, che devo seguire il copione del “sicuramente esagero” ma non fa per me. Ho paura della possibile fuga di chi mi sta intorno soprattutto se mascherata da aiuto perfetto. Meglio la franchezza che non ti obbliga a dire che stai bene. Le gambe non mi permettono di correre in fuga ma posso farlo dentro, giorno dopo giorno, fino a capire finalmente che vale la pena di restare.

Conosco finalmente Libera, nome perfetto per la mia ricerca ma sicuramente difficile per la consapevolezza che mi porta. Sono “posseduta” da un uomo morto tanto tempo fa’ ma che sa come mi sento! Panico folle e domanda improvvisa: “Adesso chi mi ascolterà e mi crederà?” Schiere di onorati neurologi non hanno capito se non dopo forti proteste e adesso questa amica sconosciuta mi ascolta.

Comincio a spedire e-mail e lei mi risponde subito. Sto aspettando di essere nuovamente ricoverata per “revisione motore” e lei mi accompagna, invisibile ma forte. Ho una gran paura di incontrarla perché la sua malattia mi farà sentire davanti ad uno specchio ma poi penso che sia incoraggiante sentirsi presi per mano da chi capisce senza farti fare la fatica di spiegare. Ecco, zampetto verso l’associazione e la curiosità prende il posto della paura. Libera mi racconta che anche lei litiga con le monetine alla cassa del supermercato e allora mi avvicino un po’ di più.

Libera mi chiede se voglio incontrarla, per la prima volta, in zona neutrale o nella tana del lupo. Il mio orgoglio la fa da padrone suggerendomi di affrontare la salita più faticosa. La casa di Libera si era trasformata nel K2 e per giunta senza funivia! “Bel garbuglio…” da sciogliere, dice un personaggio di Alice nel paese delle meraviglie (il Brucaliffo per gli intenditori). L’incontro è stato di immediata solidarietà per me e quando sono uscita dalla casa di Libera….cantavo per la strada!

Poi la biblioteca di Casa Serena in un pomeriggio strano per me. Cerco ancora di capire ma forse non serve.

Sorrisi e calda accoglienza dai miei “simili “ e dai loro familiari. Esco dubbiosa ma sento di fare già parte della famiglia. Grazie a te Libera e grazie a tutti quelli che avranno la pazienza di conoscermi.

                                                                                                                          Raffaella Bisi

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